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Trasparenza retributiva: le regole in vigore dal 7 giugno 2026

Il D.lgs. 96/2026 è in vigore: retribuzione negli annunci, divieto di chiedere stipendi precedenti, diritto ai dati e calendario degli obblighi.

Analisi da fonti primarie

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La risposta in breve

Il D.lgs. 7 maggio 2026, n. 96 è entrato in vigore il 7 giugno: supera lo schema preliminare descritto nella prima versione dell’articolo.

Da sapere

Gli annunci devono indicare retribuzione iniziale o fascia e contratto collettivo pertinente; è vietato acquisire gli stipendi attuali o precedenti dei candidati.

Da controllare

Le informazioni sulle retribuzioni medie per sesso e lavoro di pari valore vanno fornite entro due mesi dalla richiesta, esercitabile una volta all’anno.

Primo passo

Quando valuti un annuncio, verifica se la fascia salariale è esplicitata.

Dal primo via libera al testo definitivo

La prima versione, pubblicata il 12 marzo, commentava l’approvazione preliminare di febbraio. Il decreto definitivo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° giugno ed è in vigore dal 7 giugno 2026. Questa revisione sostituisce i riferimenti allo schema con il testo degli articoli 5, 7, 9 e 10.

Annunci e colloqui

L’articolo 5 richiede informazioni sulla retribuzione iniziale o sulla relativa fascia e sulle disposizioni pertinenti del contratto collettivo negli avvisi di lavoro. Il divieto di acquisire informazioni sulle retribuzioni passate o attuali vale anche per le selezioni affidate a intermediari.

Per confrontare due proposte, chiedi di distinguere RAL fissa, premio variabile, mensilità e benefit. Una fascia retributiva aiuta a orientare la trattativa, ma non equivale a una promessa di netto: il risultato dipende anche dalle caratteristiche individuali e fiscali.

Il diritto ai dati retributivi

L’articolo 7 disciplina la richiesta scritta dei livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, per lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Il termine di risposta è di due mesi e la richiesta non può essere esercitata più di una volta all’anno. Le informazioni possono anche essere pubblicate nell’intranet o nell’area riservata aziendale.

I dati aggregati non danno accesso allo stipendio identificabile dei singoli colleghi. Per imprese fino a 49 dipendenti sono previste modalità specifiche a tutela della riservatezza. È invece vietato impedire al lavoratore di rendere nota la propria retribuzione.

Raccolta dei dati: scadenze diverse per dimensione

L’articolo 9 distingue il calendario per numero di dipendenti; le modalità operative sono demandate ai decreti ministeriali previsti dalla norma.

  • Almeno 250 dipendenti: entro il 7 giugno 2027, poi ogni anno.
  • Da 150 a 249 dipendenti: entro il 7 giugno 2027, poi ogni tre anni.
  • Da 100 a 149 dipendenti: entro il 7 giugno 2031, poi ogni tre anni.

La soglia del 5% non basta da sola

La valutazione congiunta prevista dall’articolo 10 riguarda i datori soggetti alla comunicazione dei dati e richiede tre condizioni insieme: divario medio di almeno il 5% in una categoria, mancanza di una giustificazione oggettiva e neutra, mancata correzione entro sei mesi dalla comunicazione. La sola differenza percentuale non attiva automaticamente quella procedura.

Fonti primarie

Documenti usati per fatti, date e numeri, con il periodo di riferimento indicato dalla fonte.

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— Fondatore e autore di CalcoloNetto

Progettista meccanico senior, ha creato CalcoloNetto a partire da un’esigenza personale, scegliendo poi di condividere il progetto. Ne cura lo sviluppo, le nuove funzionalità e i contenuti informativi, applicando un metodo basato sullo studio delle fonti, sulla verifica delle ipotesi e sul miglioramento continuo.

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